Isola di Saona (o Isla Saona) – la perla della Repubblica Dominicana

L’Isola di Saona, o Isla Saona, è l’isola più grande della Repubblica Dominicana (si, è strano da dire visto che la Rep. Dominicana è lei stessa un’isola) e fa parte del Parque Nacional del Este (Parco Nazionale dell’Est).

Per visitarla noi ci siamo affidati a Romina de “La Gondola Tours” (per maggiori info, leggete la recensione).

Si parte dal porto di Bayahibe con una barchetta che sfreccia sulle onde.

Repubblica Dominicana - Isla Saona - That's Smart Way
Ecco, quella alle mie spalle è la barchetta

Ben presto la costa popolata da resort, lascia spazio al verde incontaminato del Parco Nazionale dell’Est ed è incredibile come cambi velocemente il paesaggio… prima spiaggia e qualche palma, poi tantissime palme e infine scogliera a picco sul mare con fitta vegetazione sulla cima.
Con la barca ci avviciniamo alla scogliera e alle sue grotte, con la speranza di vedere qualche iguana… neanche per sbaglio!

Sono quasi le 9:00 e, facendo rotta verso Isla Saona, ci fermiamo alle piscine naturali.
Romina ci offre una fetta di torta e un bicchiere di rum e coca, da bere rigorosamente dopo aver “urlato” il consueto brindisi dominicano:

arriba
(porta il bicchiere in alto)
abajo
(porta il bicchiere in basso)
al centro
(porta il bicchiere dritto davanti a te)
movimiento
(fai un giro con il bacino)
todo dentro
(butta giù in un sol sorso)

Trovare le stelle marine è più difficile del previsto. Se, infatti, qualche hanno fa erano numerosissime, il sempre maggior numero di turisti le sta facendo man mano scomparire, o per lo meno migrare in acque più tranquille (sul fondale al largo del nostro hotel, ad esempio, era pieno).Repubblica Dominicana - Isla Saona - That's Smart Way

Dopo le foto di rito si riparte per Isla Saona, si costeggiano le mangrovie dove, ci spiegano, i pescatori attraccano le loro barche durante gli uragani. Le mangrovie, infatti riescono a proteggere le barche dai venti e dalle onde.
Non lontano c’è il “ramo di Giulietta e Romeo”… un ramo arenatosi lì, qualche anno fa, dopo un uragano e diventato il punto di romantici incontri di gabbiani e pellicani.

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In prossimità di Isla Saona il mar dei caraibi e l’oceano atlantico si fondono assieme dando vita a un gioco di colori… spettacolare.

L'incontro tra mare dei Caraibi e Oceano Atlantico
L’incontro tra mare dei Caraibi e Oceano Atlantico

Arriviamo finalmente all’Isla Saona e ci fermiamo a Canto de la Playa (la più famosa dell’isola).
Una spiaggia selvaggia, priva di bar, bagni, ristoranti… niente! Solo una casa fatta costruire in segno di ringraziamento per un medico che ha salvato la vita ad un presidente dominicano anni e anni fa.
La spiaggia è bellissima e il mare di più (anche se quel giorno piuttosto mosso).
Una pineta di palme ti fa ombra nelle ore più calde e un signore dominicano raccoglie cocchi. Per 3 dollari te ne apre uno: puoi scegliere tra quello duro, da mangiare, o quello ancora fresco da bere!
Noi abbiamo optato per il secondo… non fa per noi! La nostra guida, vedendo le nostre facce poco convinte ci ha messo dentro il rum, per loro è la soluzione a qualsiasi problema… in questo caso però non ha funzionato molto!
Sconsiglio vivamente l’olio di cocco (che cercano di venderti) da usare come solare… sicuramente ti protegge dalle zanzare, sicuramente ti abbronzi, sicuramente la sera hai la temperatura del sole e sei color aragosta! NO!!

Il paesino di pescatori di Mano Juan, l’unico dell’isola, è poco distante.
Sull’isola non c’è corrente elettrica e il governo dominicano ha fornito agli isolani pannelli solari e generatori.
Nel paesino vivono circa 300 persone, oltre ad un numero non precisato di maiali giganti, asini e cani che girano indisturbati tra le case.
Ci sono una scuola, una chiesa, una “piazza” per il combattimento dei galli (pratica ancora legale in Rep. Dominicana), un mercatino per i turisti, una centrale di polizia con annessa prigione e, infine, la cosa più bella, un ricovero per tartarughe marine.

Negro, un signore dominicano, ormai da circa una decina d’anni ha deciso di prendersi cura delle tartarughe marine. Prima quasi scomparse, grazie al suo aiuto stanno tornando a nidificare numerose sull’isola.
Lui raccoglie le uova appena deposte, si segna dove sono state raccolte, quando e che temperatura aveva la sabbia.
Nel suo ricovero, dentro delle borse frigo, ricrea le stesse condizioni: stesso tipo di sabbia, stessa temperatura e aspetta che le tartarughine nascano. Dopo un paio di giorni, quando si sono nutrite, le riporta nello stesso identico punto dove ha raccolto le uova e, in piena notte, le libera.
In questo modo più del 90% delle tartarughe riesce a raggiungere il mare.
Il Sig. Negro è un volontario e il governo non gli concede molti fondi. La sua fonte di sostentamento e di mantenimento del centro, dipende dagli introiti del piccolo banchetto di souvenirs che ha appena fuori lo studio.
Una persona semplice, solare e di gran cuore. Se siete da quelle parti, passate a trovarlo!

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Per pranzo ci spostiamo su un’altra spiaggia ancora. Qui ci siamo quasi solo noi… un vero paradiso di palme e sabbia bianchissima.
Mangiamo aragoste appena pescate e cotte all’ombra di un capanno. Beviamo rum e balliamo.

Una giornata spettacolare, passata in ottima compagnia (in questo caso siamo stati molto fortunati). Ci siamo abbronzati, abbiamo scoperto nuove realtà, abbiamo dato il nostro contributo alla salvaguardia delle tartarughe e abbiamo visto spiagge da sogno.

Grazie Gondola Tours, grazie Romina e grazie Repubblica Dominicana.

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Autore dell'articolo: thatsme

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